La scrittura

La scrittura si deve insegnare

come ogni altra abilità di base:

attraverso istruzioni esplicite ed una pratica intensa.

Lucy Calkins

Schermata 2017-10-09 alle 16.56.34Gli alunni scrivono in classe, ogni settimana, per almeno due sessioni di lavoro. Ogni sessione di laboratorio inizia con una minilesson dedicata a una strategia, una parte del processo di scrittura o una procedura del laboratorio che l’insegnante vuole rendere routine (la prescrittura, la correzione delle bozze).

Perchè una lezione mini? Non per la qualità dei contenuti proposti ma per la sua durata. Venti minuti al massimo: un periodo che va incontro alle caratteristiche dei ragazzi di oggi, capaci di tempi di attenzione sempre più ristretti e che incontra anche le necessità degli alunni con bisogni educativi speciali, ma soprattutto una lezione “mini” per preservare al massimo il tempo della scrittura.

Per poter rimanere tale, la minilesson richiede una preparazione scrupolosa: è necessario fornire agli studenti dimostrazioni dirette ed istruzioni ben precise, partendo – quando si tratta di insegnare tecniche di scrittura – da mentor text, testi da prendere a modello.

Terminata la lezione, iniziano i quaranta minuti di scrittura autonoma così articolati:

  • ognuno si organizza con un plan box, un mini programma di ciò che farà. Si concentrerà, al massimo, su tre punti (due azioni ed una di riserva); una specie di dichiarazione d’intenti che serve a rimanere concentrati e a non perdere di vista l’obiettivo;
  • gli alunni scrivono di solito individualmente, ciascuno seguendo il proprio processo di scrittura. Ogni studente sceglie come gestire il proprio tempo e quando applicare le tecniche apprese nel corso delle minilesson.
  • l’insegnante conduce consulenze di scrittura, incontrando almeno cinque alunni per ogni sessione. L’affiancamento dello studente si focalizza in merito a una sua richiesta oppure ad un particolare aspetto rilevato dal docente; quest’ultimo si astiene dal correggere il testo: piuttosto, attraverso una conversazione con lo studente, indaga, si mette in ascolto e definisce l’esigenza del momento. Immediatamente propone una strategia o una tecnica che può aiutare nel contingente lo studente-scrittore, ma che potrà altresì essere utilizzata più e più volte.

20629865_10214401109087705_1766708371_oGli ultimi dieci minuti della lezione sono riservati alla condivisione: chi vuole può leggere agli altri un pezzo ben riuscito, oppure l’insegnante condivide con la classe una scoperta fatta durante le consulenze della mattina. Si tratta di un momento fondamentale in cui gli scrittori ricevono feedback immediati e specifici dai compagni o dal docente ed è allo stesso tempo un modo per rinforzare i contenuti della minilesson.

Quando si avvicina la scadenza della consegna del testo finito, i ragazzi decidono quale bozza iniziata può diventare un pezzo da far valutare al docente e da pubblicare. Si concentrano su di essa applicando le strategie di revisione e di editing sperimentate fino a quel momento.

Gli alunni hanno libertà di decidere, tra tutti quelli già illustrati in classe, il genere e la tipologia del testo che intendono scrivere: pagina di diario, racconto breve, romanzo, testo espositivo, poesia, multigenere…

L’importante è che siano compiti di scrittura reali: non c’è la traccia fornita dall’insegnante uguale per tutti ed il lavoro non deve essere sviluppato nel tempo del compito in classe. La tradizionale produzione del testo in classe, infatti, occupa un arco temporale troppo ristretto ed è caratterizzata da un processo molto rigido e standardizzato che non rispetta le reali esigenze di chi deve scrivere. Nel laboratorio gli studenti seguono un processo di scrittura autentico: cercano un’idea di scrittura usando anche il taccuino, pianificano come possono svilupparla tramite strategie imparate nelle minilesson (ad esempio costruiscono una mappa delle idee, una linea del tempo, raccolgono le parole per una poesia), iniziano a svilupparla nel quaderno delle bozze e revisionano, ma con i loro tempi e applicando gli strumenti che scelgono tra quelli inseriti nella loro “cassetta degli attrezzi dello scrittore”.

Accanto alla sperimentazione di quelli affrontati con lezioni specifiche, i ragazzi sono incoraggiati a lavorare su altri generi a loro scelta, per sviluppare in loro un approccio libero e personale verso la scrittura.

Un importante strumento per la crescita degli studenti è il taccuino, grazie al quale imparano a osservare le proprie esperienze con gli occhi dello scrittore: riflettono su persone che potrebbero trasformarsi in personaggi, fermano come in un’immagine scene che potranno diventare parte di un racconto, raccolgono ricordi, fotografie, interessi, curiosità, dialoghi particolari… tutti “semi” di scrittura da rielaborare nelle loro bozze.

Nei primi tempi del laboratorio, l’insegnante fornisce molti attivatori, soprattutto legati alle loro esperienze personali, grazie ai quali i ragazzi possano esplorare, a partire dalle proprie annotazioni,  nuovi territori di scrittura. Quest’ultime sono un compito ricorrente che l’insegnante può decidere di controllare e valutare tramite una rubric di valutazione del taccuino.

In sintesi, il taccuino è un attivatore di storie a partire da idee e suggestioni che provengono dall’osservazione del mondo. Scrivere in forma di appunto un’idea, una sensazione, un’intuizione è un modo efficace per trattenerla. Con l’esempio del docente, gli alunni imparano a rileggere spesso le proprie annotazioni sul taccuino prima di cominciare a scrivere una storia e durante la scrittura stessa, e ad avere sempre il taccuino con sé.